sabato 31 marzo 2012

La retorica "medievalista" sugli OGM

Ho deciso di pubblicare questo interessante articolo del prof. Odifreddi, poiché egli, con la solita ironia che lo contraddistingue, è riuscito a mettere in luce le tantissime contraddizioni in cui inevitabilmente inciampano i denigratori degli OGM.


Cervelli geneticamente modificati


S’ode a destra uno squillo di tromba. Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, dichiara: “Occorre una seria riflessione, che deve coinvolgere la ricerca e la produzione agricola, sul ruolo dell’ingegneria genetica e di alcune possibili applicazioni degli ogm. In Italia la posizione contro gli ogm è bipartisan e da sempre compromette, in generale, la ricerca sull’ingegneria genetica applicata all’agricoltura, e alla farmaceutica, e anche a importanti questioni energetiche”.

A destra risponde uno squillo. Il ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania, controdichiara: “Io non penso sia conforme agli interessi del nostro sistema agroalimentare un’apertura agli ogm. Come ministro ritengo peraltro che gli stessi consumatori e i produttori non la vogliano. Quindi la posizione è sostanzialmente negativa, ma non credo che non si debba fare ricerca”.

Si rinnova così l’annoso e ridicolo dibattito sugli ogm, nel quale le opinioni disinformate dei consumatori, dei produttori e dei politici saranno ripetute fino alla nausea. Eppure, per informarsi non ci sarebbe bisogno di molto. Basterebbe, ad esempio, leggere L’origine delle specie di Darwin, per imparare che la natura e l’uomo procedono di pari passo nella selezione degli organismi, vegetali o animali. L’agricoltura e l’allevamento, cioè, non fanno che riprodurre in maniera intelligente, mirata e veloce ciò che l’evoluzione produce in maniera cieca, casuale e lenta.
Dopo Darwin, centocinquant’anni di studi biologici e genetici ci hanno insegnato che tutti gli organismi sono geneticamente modificati, dalla natura o dall’uomo. Le specie di oggi, non sono quelle di ieri. E, soprattutto, le specie di oggi e di ieri non sono mai state pure e immacolate, come se fossero uscite dalle mani di un Creatore.
Che ci piaccia o no, tutto ciò che mangiamo è già geneticamente modificato, spesso in maniera radicale. A partire dal frumento che usiamo per il pane quotidiano, che è un incrocio artificiale del farro (a sua volta un incrocio) con un egilope, e che ancora qualche secolo fa era alto un metro e mezzo: basta guardare I mietitori di Bruegel, per accorgersene.
Chi crede di essere contrario agli ogm, semplicemente non sa di cosa parla. E il suo atteggiamento non è più anacronistico, o meno fondamentalista, di quello di chi pretendesse di curarsi solo con le erbe. Tra l’altro, già gli antichi sapevano che anche i farmaci naturali possono far male, e pharmakos significava infatti sia “cura” e “veleno”. Ma sono stati proprio i farmaci artificiali e gli organismi geneticamente modificati a farci vivere più a lungo e meglio. Coloro che vi si oppongono meriterebbero di vivere meno e peggio. E, magari, di morire felici mangiando qualche fungo naturale, ma velenoso.
Piergiorgio Odifreddi

giovedì 29 marzo 2012

Obiezione di coscienza


L'obiezione di coscienza è compatibile con il lavorare in strutture pubbliche? In particolare, è legittimo che il diritto di un medico di essere obiettore di coscienza prevalga su quello di un paziente di ricevere qualsiasi cura o trattamento medico (previsto dalla legge) di cui abbia bisogno? 
In questo video espongo il mio punto di vista sulla questione.


martedì 27 marzo 2012

Giorgio l'Americano

Napolitano da più parti elogiato come il salvatore della Patria, dietro l'aria da nonnino della porta accanto, nasconde un passato da portaborse di centri strategici statunitensi. In poche parole, un uomo che non ha mai lavorato per l'Italia. Qui il link del video dove ne parlo: http://www.youtube.com/watch?v=YL0r9a4YKQk


Perché Obama vuole parlare con Napolitano
Una lunga storia. Per i primi contatti (segreti) con il Pci scelsero lui. E fu il primo dirigente comunista italiano a poter entrare negli Usa. Ora che cercano un europeista convinto, gli americani lo aspettano con urgenza alla Casa Bianca.


«Tutto quello che mi è stato detto di lui è vero. Il Presidente Giorgio Napolitano è uno straordinario gentiluomo. Un leader mondiale. E per la sua leadership, presidente, la ringrazio». Era parso ai più irrituale, sorprendente perfino per il Quirinale, lo sperticato elogio che Barack Obama aveva rivolto a Giorgio Napolitano al termine del loro incontro romano, alla vigilia del G8. Quasi un endorsement, più che una cortesia diplomatica, a uno statista scelto come interlocutore privilegiato.
Ora che la crisi della nostra moneta costringe Barack Obama a pensare la fin qui trascurata Europa, quell'invito personale consegnato a luglio diventa più pressante. Nell'ansiosa conversazione transatlantica che si è aperta nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti vuole sentire anche la voce del presidente italiano. Perché nei giorni in cui Obama al telefono incalza l'ondeggiante leadership europea, suggerendo «try something big», Napolitano dice le stesse cose. Gli americani apprezzano. E visto che ormai i più convinti sostenitori dell'integrazione europea stanno a Washington, vogliono conoscere le valutazioni di un fiero europeista.
Così quel viaggio americano che al Quirinale avevano messo in agenda per settembre-ottobre, con un piccola forzatura al cerimoniale è stato anticipato. La richiesta è arrivata alla nostra ambasciata a Washington solo venerdì scorso. Martedì Giorgio Napolitano sarà alla Casa Bianca, per rassicurare Barack Obama sulla tenuta politica ed economica del vecchio continente. Trentadue anni dopo essere stato il primo dirigente comunista italiano a poter mettere i piedi sul suolo degli Stati Uniti.
Giorgio Napolitano agli americani interessa già allora. Ma per poterci parlare devono incontrarlo in segreto, racconta l'Ambasciatore Richard Gardner nel suo Mission Italy: on the frontlines of the Cold War. L'Italia dove Gardner sbarca nella primavera del '77 è «il problema politico più grave che abbiamo in Europa» sentenzia Zbigniew Brzenzinski, Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Jimmy Carter. Neanche la nuova Casa Bianca democrat vuole il compromesso storico. Ma decide di avviare i primi, segretissimi contatti con il Pci «da amici di cui potevamo fidarci per la loro completa discrezione».
Per il primo incontro Richard Gardner sceglie Giorgio Napolitano «un leader intelligente, pragmatico, sinceramente impegnato nel tentativo di portare i comunisti verso la socialdemocrazia europea». È l'inizio di un dialogo intenso - sull'eurocomunismo, le prove tecniche di atlantismo - di cui non deve rimanere traccia. Gardner evita perfino di mandare telegrammi, riferisce a voce a Washington al vertice del Dipartimento di Stato. La breccia però si apre. E arriva anche il primo visto per gli Stati Uniti. A metà degli anni '70 Napolitano era stato invitato dal Mit. Ma l'America kissingeriana aveva detto no. Il viaggio della primavera del '78 somiglia a una tournée, tra Yale, Princeton e incontri nelle redazioni dei principali quotidiani liberal, dal Washington Post al New York Times. Ma quando torna, su Rinascita confessa che «le ingenuità, gli schemi e i pregiudizi pesano molto, si fa fatica a inquadrarci».
Da allora però, Napolitano negli Stati Uniti è di casa. E quando diventa Presidente della Repubblica è Richard Gardner - con il quale i rapporti sono ancora molto stretti - a spiegare agli americani che il primo (post) comunista al Quirinale «è un vero statista, un vero democratico, e un sincero amico degli Stati Uniti». Due anni dopo anche Henry Kissinger, in un incontro organizzato a Villa Madama da Aspenia, abbozza un'autocritica per la diffidenza di un tempo.
Il pressante invito recapitato venerdì al Quirinale ha quindi una lunga storia alle spalle. Ma dopo il rigido incontro con George W. Bush nel dicembre 2007, il cambio di passo con Barack Obama alla Casa Bianca è evidente. Non è, sia chiaro, una questione di “chimica personale”, fattore irrilevante nelle scelte diplomatiche del pragmatico Obama.
Da quell'incontro di luglio i messagi, anche indiretti, tra Washington e Roma si sono moltiplicati. Il pubblico elogio della riforma sanitaria pronunciato da Napolitano è stato apprezzato. Si scoprono sintonie sulla “green economy”. Al Quirinale registrano una «sensibilità comune sulle questioni sociali». E la visione delle missioni internazionali tratteggiata da Napolitano nei viaggi in Turchia, Libano, Siria è coerente con l'approccio obamiano alla questione mediorientale.
Ma è l'Europa malata a rendere urgente il consulto di Washington. La paura del contagio costringe un presidente americano fin qui poco interessato a noi, a prendere sul serio la nostra debolezza. Politica oltre che economica. Evidente negli ondeggiamenti dei decisori europei, che secondo Giorgio Napolitano hanno causato «pesanti perdite di prestigio».
Prima di partire, il presidente della Repubblica ha fatto il punto della crisi con il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. Ed è previsto anche un colloquio con Giulio Tremonti. Napolitano peraltro sarà assistito a Washington da Franco Frattini. Ma al netto dei contenuti tecnici del colloquio, l'impressione è che alla Casa Bianca interessi soprattutto sciogliere il vecchio rompicapo di Henry Kissinger: «Quando voglio parlare con l'Europa, non so chi chiamare». Dopo la lunga operazione di moral suasion telefonica con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, ora Barack Obama ci prova con un europeista convinto.


Luigi Spinola
Da "Il Riformista": http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/229804/

lunedì 26 marzo 2012

Le lacune della MMT 2 (IL RITORNO)


Quest'oggi ho deciso di pubblicare l'articolo che ho citato nel mio video riguardante la MMT. Nessuno di quelli che hanno commentato quel video si è preso la briga di leggerlo e capirlo fino in fondo, ma si sono solo limitati a rispondere in modo dogmatico, e spesso denigratorio, ai dubbi che avevo espresso; ma c'è da giustificarli: i loro livelli ormonali in quel periodo erano totalmente in subbuglio, presi dalla smania di assistere al primo summit italiano sulla MMT, dove finalmente avrebbero potuto sfogare tutta la loro adrenalina e fondare una nuova parrocchia (di cui si sentiva proprio il bisogno!).


Il vero potere è una vera bufala

Circolano lettere a Berlusconi animate da buone intenzioni ma da pessime soluzioni. Non esiste l’Unico Grande Crimine e non c’è un solo Vero Potere in nome e per conto del quale l’Italia prende calci nel sedere. Se queste sono le ragioni per cui Berlusconi dovrebbe restare in sella allora è meglio che torni ai suoi affari, se mai gli lasceranno ancora qualcosa da fare dopo averlo buttato a mare. Del resto, l’assaggio di quello che potrà accadergli è stato l’esproprio padronale di De Benedetti, avvenuto con l’ausilio di una giustizia partigiana e persecutoria che alla sinistra fa da apripista. Ma in fondo quello che gli è capitato se l’è meritato per codardia istituzionale e per non aver saputo difendere il suolo nazionale quando la Nato e il protettore unificato, giocando di sponda, ci hanno sottratto la quarta sponda. Quindi al Premier bisognerebbe non mandare epistole ma spedire lui direttamente a quel Paese.



Non viviamo in un film di fantascienza del tipo Fluido Monetario Mortale o L’invasione dei Biglietti Verdi benché nella nostra epoca spuntino dal nulla stregoni e sciamani con idee sommarie i quali, con la sola imposizione delle mani, fanno tutto senza usare il cervello. Queste sono espressioni infelici ed errate che non colgono la questione principale. Ma soprattutto occorre diffidare di chi declina il Vero con la maiuscola che se non è una incomprensione parziale potrebbe essere persino un inganno totale, o l’Inganno Totale , al quale si accompagna quella furia del dileguare che strapiomba nel vuoto astratto sociale, cioè in quel luogo ferale dove i mostri immaginari diventano moloch sostanziali. Così, con questa interpretazione superficiale il potere finanziario diventa il Solo Fatto Terminale e tutto il resto Mero Anfratto Spettrale. Il capovolgimento è completo come il nostro andare a capofitto.
Ed invece, ci sono crimini e poteri al plurale, di cui il singolare è soltanto abbreviazione e riduzione verbale, che sono il risultato di conflitti tra forze interdominanti (non del male, non siamo in una diatriba piscologica, teologica o morale) che si disputano l’egemonia segmentandosi e verticalizzandosi in quella formazione mondiale globale che ci ostiniamo a chiamare sistema del capitale, sempre per comodità linguistico-categoriale. Nella nostra organizzazione sociale la Finanza prende il davanti della scena deformando il panorama e celando la vera trama dei conflitti svolgentisi nella sfera politica. L’attacco speculativo contro l’Italia è una parte del programma politico occidentale  che vuol fare pagare le spese della sua strategia coloniale al nostro Paese, adesso con l’ausilio del suo nuovo gendarme francese. Ci troviamo nel bel mezzo di una guerra multipolare e per questo saremo stritolati, se non proteggeremo col ferro e col fuoco le nostre prerogative sovrane, dalle ingerenze straniere. Dunque, lasciate perdere Barnard, al quale ho anche scritto tempo fa per provare ad aprire un dialogo ma mi ha risposto che non poteva impiegare più tempo a leggere e capire le domande che a scrivere le risposte. Evidentemente io non sarò stato chiaro ma lui è salito così in alto nell’illusione del denaro da essere irraggiungibile per chiunque gli porga una mano. Permettetemi una lunga citazione dal mio maestro per togliere la testa da siffatto capestro:
“Più si generalizza lo scambio e più si sviluppa anche la circolazione generale del denaro (nelle varie figurazioni monetarie o ad esse assimilabili; come titoli, ecc.), che acquisisce una sua autonomia e manifesta andamenti di mercato molto erratici, non in perfetta linea con quelli degli altri mercati. Questa fantasmagoria fa perdere di vista la moneta come mezzo d’acquisto di ogni merce, in particolare della forza lavoro, di qualsiasi forza lavoro (perfino, in certi casi, di quella dello stratega). Si perde di vista pure l’acquisto di merci che sono armi, strumenti adatti all’uso nell’ambito di particolari strategie. La fantasmagoria finanziaria prende il davanti della scena, che sia mezzo ognuno lo scorda. Lo scorda l’apologeta del capitalismo che getta le colpe di certi dissesti del sistema sulle cattive azioni di chi gestisce denaro; lo scorda ancor più il critico che si butta a corpo morto contro il capitale finanziario, dichiarando che è la quintessenza del capitalismo, che combattendo la finanza si combatte il capitalismo, che il crollo finanziario preannuncia quello del capitalismo, che tagliando le unghie ai cattivi finanzieri si toglierà di mezzo questa circolazione malefica, questo “sangue velenoso”, purificando così l’organismo, trasformandolo in buona linfa, sana, docile ai voleri dei riformatori; tutti inutili e sciocchi quanti sono.
E il capitale va avanti, combatte intanto le sue battaglie di ristrutturazione dei suoi rapporti interni, promuove le sue campagne guerresche o comunque bellicose d’altro genere, sobilla popolazioni, sovverte governi contrari ai gruppi dominanti più forti, quelli dotati non solo di maggiori strumenti, ma anche di migliori centri d’elaborazione di strategie, con il solito mix della loro applicazione nella sfera economico-finanziaria, politico-militare, ideologico-culturale. E i critici finiscono per divenire spesso i migliori propagandisti dei centri strategici più potenti, più criminali. Non insisto adesso sul problema perché da oltre quindici anni ho colto l’errore marxiano nell’aver sottovalutato tale problema, puntando soprattutto sulla proprietà capitalistica invece di comprendere che il fulcro del capitalismo sta nel fattore strategico. Ho parlato del primo disvelamento (marxiano), del secondo, non certamente portato a termine né arrivato ad univoche determinazioni, ecc. Pur avendo scritto ormai migliaia di pagine, come minimo dalla metà degli anni ‘90 (mettendo termine alle incerte ingenuità del capitalismo lavorativo, mia precedente teorizzazione), ho indicato, per semplicità, cinque volumi contenenti il succo di quanto detto”.  (G. La Grassa, Su Marx e sull’individualismo, www.ripensaremarx.it).

Spero che il richiamo vi spinga a leggere tutto il saggio per rispondere con la scienza a chi fa del rito apotropaico antifinanziario la soluzione al colpo di mano. Anche se costoro sono mossi da tutti i buoni propositi del caso ci portano ugualmente fuori strada e disperdono energie preziose per la lotta a difesa dello Stato. Alla visione bizzarra e soggettivistica di Barnard che vede il Vero Potere seduto intorno ad un tavolo a decidere dei destini dell’umanità, avendo in un mente un progetto definito e preciso per schiavizzare il prossimo, noi opponiamo un’analisi oggettiva delle dinamiche del capitale che portano ad individuare le sue intrinseche traiettorie conflittuali e le sue precipitazioni in apparati, al di là dei nomi e della volontà dei singoli esseri umani. Per me Barnard ha il solo merito di non aver ceduto alla favola del signoraggio, nata negli ambienti della destra liberista e diffusasi presto nelle anguste prigioni mentali del settarismo antagonistico di destra e di sinistra. Ma ha il torto, ben più grave, di essere caduto in un’altra grande narrazione, quella che La Grassa definisce la finta quintessenza del Capitale, cresciuta come erbaccia nella capoccia bacata dei marxisti decadentisti, ancora convinti che il capitalismo morirà per troppa finanziarizzazione, oppure per autosoffocamento da centralizzazione o, ancora, per esaurimento nervoso da caduta tendenziale del saggio di profitto.
Gianni Petrosillo
tratto dal blog "Conflitti e strategie":
http://www.conflittiestrategie.it/2011/11/08/il-vero-potere-e-una-vera-bufala/

domenica 25 marzo 2012

Tra Berlino e Washington

Ecco un articolo che, secondo il mio parere, spiega molto bene lo scontro sotterraneo tra gli Stati Uniti e la Germania. Qui il link del video dove affronto la questione: http://www.youtube.com/watch?v=IJaiQUACT7Y


Tra Berlino e Washington

Commettiamo un errore di prospettiva quando scrutiamo la politica della Germania in un'ottica tutta europea. Nel senso che europeo è il terreno di manovra, ma mondiale è la posta in gioco. Lo si può constatare meglio se l'andamento della crisi lo si osserva non da Roma o Parigi (o persino da Londra), bensì da Washington. Gli Stati uniti non hanno infatti dimenticato la mancata adesione tedesca, questa primavera, alla campagna Nato contro la Libia. All'epoca nessuno provò a riflettere su cosa implicasse quel gesto che nel passato sarebbe stato inimmaginabile. È vero che nel 2003 Gerhard Schröder si era dissociato dall'invasione dell'Iraq, ma lo aveva fatto insieme alla Francia, in nome di una posizione comune. Stavolta invece la Germania di Angela Merkel si smarcava proprio dai suoi partner europei.
Quel gesto lasciò trapelare, per la prima volta in modo palese, la nuova assertività della Cancelleria tedesca. Mostrò altresì che le critiche che i responsabili tedeschi da due anni non risparmiavano al capitalismo statunitense, non erano le solite ostentazioni da primo della classe che alza la mano per dire alla maestra che lui lo sapeva già. O almeno non erano solo questo.Certo, Berlino è stata presa alla sprovvista dalla crisi finanziaria quanto tutte le altre capitali, e lo dimostrano i massicci aiuti di cui necessitarono le banche tedesche a cavallo del 2008-2009. Ma a poco a poco sulla Sprea ci si convinse che la crisi poteva essere sfruttata per conseguire infine quel che, dalla caduta del muro di Berlino (1989), rimane l'obiettivo primario di tutti i cancellieri tedeschi, quale che sia il loro colore politico perché su questo punto l'accordo dell'establishment politico tedesco è totale, e bipartisan. L'obiettivo è la reinserzione a pieno titolo della Germania nel novero delle grandi potenze planetarie, ovvero l'abrogazione totale dell'ordine uscito dalla seconda guerra mondiale e dagli accordi di Potsdam (1945).Infatti, per capire la gestione tedesca dell'attuale crisi cosiddetta «dei debiti sovrani», bisogna tenere a mente che se oggi c'è l'euro è perché nel 1990 François Mitterrand lo pose come condizione per consentire alla riunificazione tedesca: l'euro è cioè l'ultima espressione dell'ordine mondiale post-bellico. Una Germania unita e sganciata dall'Europa era troppo potente e troppo pericolosa per i suoi vicini. Il presidente francese pensava perciò di imprigionarla in una forzosa solidarietà europea, nella camicia di forza di una moneta comune. Ma che i tedeschi avessero una propria agenda lo si vide fin dai primi anni '90 dalla fretta (a volte improvvida) con cui Berlino spinse per l'allargamento a est dell'Unione europea, come per crearsi un hinterland con cui bilanciare il resto dell'Europa.Perciò non dimentichiamo mai che l'euro è sentito dalla Germania come l'ultimo diktat derivato dalla sconfitta, come una prigione, cioè proprio quello per cui era stato pensato. Non è difficile perciò immaginare che i tedeschi provino una vera e propria Schadenfreude (termine che meravigliosamente sintetizza la 'gioia provata per le disavventure altrui') quando l'euro si ritorce contro chi l'aveva imposto e da camicia di forza della potenza tedesca diventa invece l'arma di punta del suo arsenale economico-finanziario.Infatti da qualche tempo a Washington si sono convinti che l'aggravarsi della crisi del debito sia stata accolta da Berlino come un'opportunità da sfruttare. Come ha detto un esperto tedesco di un centro studi di Washington al New York Times: «La Germania aveva un interesse o un vantaggio strategico nel lasciare che la crisi nell'Unione europea giungesse alla soglia perché la Francia fosse disposta a quella cessione di sovranità cui il paese aveva sempre resistito».Con la loro forza nell'euro i tedeschi stanno chiarendo che il duopolio franco-tedesco nell'area euro è in realtà un monopolio germanico (incombe però sempre il fatto che la Francia è una potenza nucleare - altro portato della seconda guerra mondiale - mentre la Germania no).Ma in gioco non è solo la secolare querelle tra Parigi e Berlino, ci sono anche i rapporti con Washington e la spinosa questione del seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza. Lo si vede dalla veemenza con cui gli Usa spingono la Germania ad allentare i cordoni della borsa per salvare l'euro, tanto che perfino un filoamericano come Giscard d'Estaing la considera «indebita ingerenza Usa negli affari interni europei». Lo dimostra l'apparentemente infruttuoso «giro delle sette chiese europee» del ministro del Tesoro Usa, Tim Geitner, della settimana scorsa.Barack Obama è spinto non solo da ragioni a breve termine: se la crisi dell'euro si acuisce, e se la Germania insiste nello spingere tutto il vecchio continente a draconiane politiche di austerità, il mondo intero si avvia verso una seconda recessione, molto più grave di quella iniziata nel 2008 e allora Obama potrebbe dire addio alla speranza di essere rieletto presidente tra meno di un anno.La ragione vera è che la Germania sta negoziando un nuovo status internazionale in cambio del salvataggio dell'euro. Lo si evince dalla relativa inerzia con cui si sta muovendo il Fondo monetario internazionale, di cui gli Usa sono azionisti di riferimento (col 17 % delle quote) e che potrebbe sostituirsi alla Germania nell'operazione di salvataggio, ma che è paralizzato appunto dallo scontro sotterraneo che oppone ora Washington a Berlino. Gli Stati uniti stanno infatti valutando se in fin dei conti, piuttosto che consentire alla Germania di stravolgere gli equilibri geopolitici, non sia meno doloroso - ancorché assai costoso - lasciare che l'euro si disintegri.Come tutti i conflitti di potenza, anche questo dissidio è ammantato da panni ideologici, in questo caso due diverse interpretazioni del capitalismo, con i tedeschi alfieri di una visione industrialista, esportatrice, che contrappongono alla visione delocalizzatrice e finanziaria di Usa e Gran Bretagna.L'unico guaio è che di questo conflitto rischiamo di farne le spese noi: come durante la guerra fredda le due superpotenze si scontravano attraverso proxy wars, guerre combattute per delega, così nell'epoca della globalizzazione i conflitti geo-economici si scaricano attraverso crisi finanziarie regionali. Negli anni '90 fu l'area asiatica a fare le spese del regolamento di conti con cui gli Usa spazzarono via le velleità di potenza del Giappone. Oggi possiamo essere noi a pagare lo show-down per voltare definitivamente pagina alla Seconda Guerra mondiale e per equiparare vincitori e vinti.
Marco D'Eramo

sabato 24 marzo 2012

Sei disoccupato? Diventa prete esorcista

Secondo l'Associazione degli Psicologi e degli Psichiatri Cattolici, ogni anno in Italia mezzo milione di persone si rivolgono agli esorcisti. Ma riflettendo su questo dato, non si può non rendersi conto che sia becera propaganda. Infatti, facendo una velocissima proporzione, se su una popolazione di 60 milioni di abitanti ci fossero davvero mezzo milione di indemoniati, grossomodo ognuno di noi dovrebbe conoscerne almeno uno; e non credo proprio che sia così! 
Gli esorcisti andrebbero immediatamente arrestati per circonvenzione di incapace e abuso della credulità popolare. Ascoltate il video per approfondire meglio la mia posizione su questo argomento.


venerdì 23 marzo 2012

Le lacune della MMT (Modern Money Theory)

In questo video espongo alcuni dei dubbi che, a mio modesto parere, lascia la teoria della MMT promossa da Paolo Barnard.  Dopo aver realizzato il video, valutando il tenore dei commenti che mi sono giunti, devo dire che chi sostiene a spada tratta questa "teoria economica", oramai è entrato a far parte di una vera e propria parrocchia, che proprio come quelle religiose, si contraddistingue per il dogmatismo e l'assoluta mancanza di spirito critico dei membri che vi appartengono. 


Comunione e Liberazione o Comunione e Speculazione?

Comunione e Liberazione punta a divenire il potere forte del futuro prossimo, e, pertanto. sta stringendo alleanze a dir poco trasversali che vanno dai colossi delle infrastrutture alle cooperative rosse, e da Bersani ad Alfano, passando per il "rottamatore" Renzi. Si tratta di organizzazioni o movimenti a cui, in qualche modo, bisogna mettere un freno!


giovedì 22 marzo 2012

La secolarizzazione in Italia

Se da un lato la secolarizzazione nel nostro Paese pare in aumento, dall'altro esiste ancora una ingente fetta della popolazione che invece rimane ancorata con forza al tradizionalismo più becero. In questo video mi sono occupato proprio di come l'Italia, da questo punto di vista, sia praticamente spaccata in due grossi tronconi.


IMU sugli immobili ecclesiastici: una scandalosa farsa!

L'IMU applicata agli immobili ecclesiastici è stata solo una farsa per bloccare il procedimenti di infrazione attuato dall'Unione Europea nel 2010 contro l'Italia per illeciti aiuti di Stato a beneficio del Vaticano. Il governo Monti, pertanto, riuscirà a prendere due piccioni con una fava: 1) bloccare il procedimento di infrazione; 2) consentire ai loro compagni di merende di continuare a vivere nella bambagia, mantenendo praticamente inalterati gli scandalosi privilegi di cui godono. Ascoltate il video per approfondire meglio la questione.


mercoledì 21 marzo 2012

Globalisti e No-Global: due facce della stessa medaglia

Partendo dall'articolo de "Il Foglio" intitolato "Globalizzazione uguale progresso" e quello di Costanzo Preve intitolato "De-Globalizzazione e recupero della sovranità nazionale", ho cercato di mettere in luce come i due atteggiamenti legati al porsi alla globalizzazione (globalisti e no-global) siano in realtà due facce della stessa medaglia. 


Agenzie Interinali: meglio starne alla larga!

Ecco una mia testimonianza riguardante i metodi, quantomeno da stigmatizzare, utilizzati dalle agenzie interinali italiane. Ho descritto la mia personale esperienza con le "agenzie per il lavoro", legata all'aver lavorato per circa un anno all'interno di una filiale di una di esse. Ascoltate con attenzione il video, ed eventualmente lasciate dei commenti che riguardino le vostre esperienze con queste "imprese del precariato".


martedì 20 marzo 2012

Gli Scandalosi Costi della Chiesa

Apro questo blog inserendo i video che negli ultimi mesi ho realizzato su youtube.
Nel video sottostante, mi sono occupato dei costi della Chiesa Cattolica, affermando che le confessioni religiose devono essere sostenute esclusivamente dai fedeli. Per quanto concerne la Chiesa Cattolica, il costo che ricade sullo Stato italiano supera i 6 miliardi di euro all'anno, e ritengo che chiunque, indipendentemente dal proprio orientamento religioso, dovrebbe indignarsi di fronte ad un simile sopruso.