Una delle tante battaglie che nel prossimo
futuro dovranno essere portate avanti nel nostro Paese è sicuramente quella del
riconoscimento giuridico delle coppie di fatto (eterosessuali ma anche e
soprattutto di quelle omosessuali). Appare evidente, però, che in un Paese come
il nostro, dove le istituzioni politiche sono influenzate in modo categorico
dalla perversa morale catto-vaticana, si tratti di una battaglia difficile da
vincere. Capita molto spesso, infatti, sentire dichiarazione a dir poco
imbarazzanti, e che dunque non citerò, pronunciate da esponenti dei maggiori
partiti italiani per rimarcare la presunta "innaturalità" dell'omosessualità
(concetto che hanno ripreso dai loro compagni di merende vaticani). Ma
probabilmente ignorano, o fanno finta di ignorare, che l'Organizzazione Mondiale
della Sanità ha ribadito più volte che l'omosessualità non è da considerarsi
una malattia, bensì niente di più che un semplice orientamento sessuale
(che peraltro esiste anche nel mondo animale).
Credo che qualsiasi persona dotata di un
minimo di buon senso debba sentirsi obbligata a combattere affinché i diritti
assolutamente legittimi delle coppie di fatto, ma in particolare - ribadisco -
di quelle omosessuali, vengano riconosciuti; ma nel nostro Paese purtroppo c'è
un altro problema: la maggior parte delle persone è interessata a coltivare
solo ed esclusivamente il proprio orticello, e finché esso gli darà dei frutti
non muoverà un dito per quello altrui, quindi della questione in oggetto (come
di tante altre) se ne infischieranno altamente.
Una società può essere migliorata solo se
verranno contemplati i diritti e le esigenze di tutti coloro che ne fanno parte,
ma questo potrà accadere solo quando ci si sgancerà totalmente da
ideologie, dottrine e punti di vista che esaltano il dogmatismo, l'assolutismo
e preconcetti assolutamente discriminatori ed anacronistici.
C.D.G.

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