Ecco il Governo che potrebbe nascere nel 2013, nel caso in cui il movimento populista si aggiudicasse le elezioni politiche. Si tratta di persone che oggi si trovano su binari a dir poco diversi, ma che, per il bene del Paese, si uniranno in una sola anima rivoluzionaria. (Clicca per ingrandire)
lunedì 30 luglio 2012
Il Governo populista: tutti i Ministri
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venerdì 27 luglio 2012
Anno 2013: i populisti al governo (il video)
Video tratto dal mio ultimo articolo, in cui ipotizzo un possibile scenario, più o meno satirico, nel caso in cui i vari populisti italiani andassero al potere.
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giovedì 26 luglio 2012
I populisti al governo: un possibile scenario
Il proselitismo populista avanza imperterrito lungo le disastrate e sconnesse vie italiche. In questo articolo cercherò di prevedere cosa potrebbe accadere nel caso, neanche tanto remoto, in cui il movimento dei tanti e variopinti populisti italiani andasse al governo.
Anno 2013 d.C.: il movimento populista si aggiudica con ampia maggioranza le elezioni politiche. Per le strade la gente festeggia come se la nazionale di calcio avesse vinto i mondiali e i più facinorosi distruggono banche, McDonald's e sinagoghe. Una delegazione del nuovo governo composta dal Primo Ministro e dal Ministro della Rivoluzione si muove minacciosa verso il Consiglio Europeo e decreta con fare autoritario l'uscita unilaterale dell'Italia dall'Unione Europea e dall'euro; subito la nuova lira si svaluta del 20-30% e il Ministro della Propaganda dichiara che l'Italia conquisterà il mondo con le sue ingenti esportazioni.
Anno 2014 d.C.: la demoplutogiudaica Europa passa subito al contrattacco: vengono imposti ingenti dazi doganali contro le imprese italiane e chiuse tutte le frontiere con l'Italia. Il governo di tutta risposta instaura un programma di progressiva decrescita dell'economia italiana e, inoltre, decide a sua volta di chiudere tutte le frontiere verso l'estero espellendo anche gli extracomunitari dal nostro Paese.
Anno 2015 d.C.: il fato avverso ha fatto sì che l'inflazione raggiungesse la tripla cifra e il governo non riesce ad approvvigionarsi di materie prime. Nel nord Italia il 50% delle piccole e medie imprese dichiara fallimento e lo Stato è costretto a ingenti programmi di assorbimento dei disoccupati nella Pubblica Amministrazione.
Anno 2016 d.C.: la popolazione italiana conta 50 milioni di abitanti con poco più di 15 milioni di lavoratori - 10 milioni di essi si trovano nella Pubblica Amministrazione (tutti i lavoratori della Sicilia appartengono alla PA). A causa di ciò il governo è costretto, nonostante le opposizioni del Ministro degli Esteri Borghezio che si incatena dinanzi Palazzo Venezia, a riaprire le frontiere e a importare immigrati come manodopera.
Anno 2017 d.C.: viene stimato che la qualità di vita italiana è simile a quella di un Paese del terzo mondo e anche la popolazione inizia a ribellarsi ai diktat sempre più pressanti imposti dal governo; chi ne ha la possibilità cerca di scappare all'estero e nel frattempo sorgono mercati neri dove si contrabbandano dollari ed euro.
Anno 2018 d.C.: l'Europa è pressoché uscita dalla crisi finanziaria e in Italia i ribelli del nord si muovono contro la casta burocratica governativa che si è rifugiata al sud nel quartier generale di Napoli; dopo un paio di mesi di cruenta guerra civile, Grillo, Barnard e Berlusconi - ovvero i gerarchi del governo - scappano in Argentina con un finto passaporto procuratogli dallo Stato del Vaticano e si costituisce un nuovo governo provvisorio. Esso emana una nuova Costituzione che decreta che la lira italiana debba essere legata all'euro per almeno 10 anni per abbattere l'inflazione che ha raggiunto le 4 cifre, fino a ritrattare anche l'ingresso nell'Unione Europea. Rientrano in Patria gli esuli della guerra civile e riparte la ricostruzione italiana dopo il quinquennio populista.
C.D.
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martedì 24 luglio 2012
Qualcuno era Masaniello
Ispirandomi al celebre monologo di Giorgio Gaber "Qualcuno Era Comunista", proverò a elencare le caratteristiche che contaddistinguono il Masaniello italiota (all'interno del quale rientrano in buona parte populisti, qualunquisti e complottisti), personaggio che è alla base di tantissimi problemi del nostro Paese:
il Masaniello è colui che vuole "O' Stato";
il Masaniello è colui che ha la presunzione di ritenere che tutto gli sia dovuto;
il Masaniello è colui che crede che problemi importanti possano essere risolti in modo semplice e indolore;
il Masaniello è l'anziano che addita le nuove generazioni di non avere valori, ma che nella sua gioventù ha venduto l'anima alla Democrazia Cristiana;
il Masaniello è il giovane che succhia il sangue a mamma e papà, pur avendo la possibilità di trovarsi un posto di lavoro;
il Masaniello è colui che si iscrive all'Università non per cultura, ma per raggiungere lo status di "universitario", succhiando sempre i soldi a mamma e a papà;
il Masaniello è colui che dopo essersi laureato pretende che lo Stato gli dia un lavoro "intellettuale", ben retribuito e fisso;
il Masaniello è colui secondo il quale tutte le donne sono puttane, fatta eccezione per sua moglie e sua figlia;
il Masaniello è colui i cui figli sono sempre migliori dei figli altrui;
il Masaniello è colui che ti guarda dall'alto verso il basso perché è diventato vegetariano;
il Masaniello è colui che si professa cattolico non praticante;
il Masaniello è colui che è ateo ma che si sposa in chiesa;
il Masaniello è colui che se ti investe scappa e non ti soccorre;
il Masaniello è colui che si dichiara tuo amico ma è pronto a fotterti appena gli volti le spalle;
il Masaniello è colui che svolge l'unico e vero lavoro umile: scaldare le poltrone;
il Masaniello è colui che combatte una crociata contro i ricchi, ma poi te lo ritrovi in tabaccheria a giocare al Lotto e ad acquistare i gratta e vinci;
il Masaniello è colui che usa la macchina anche per andare dall'altra parte della strada e poi sbraita contro l'inquinamento atmosferico;
il Masaniello è il decrescista a parole che cammina con l'i-phone in tasca e le nike ai piedi;
il Masaniello è colui che timbra il cartellino, o se lo fa timbrare, e poi va al bar a fare colazione;
il Masaniello è colui che ritiene che l'Italia e la Grecia siano i buoni, mentre la Germania i cattivi;
il Masaniello è colui secondo il quale Beppe Grillo è il nuovo Messia;
il Masaniello è colui che guarda i programmi di Maria De Filippi e se non può farlo li registra;
il Masaniello è colui che si scanna con chi non è d'accordo con lui per stabilire quanti scudetti abbia vinto realmente la Juventus;
il Masaniello è contro Berlusconi perché è invidioso dei suoi patrimoni e delle sue ricchezze;
il Masaniello è colui che rinuncerebbe alla buona uscita a patto che al suo posto venga assunto il figlio;
il Masaniello è colui che vive grazie alle "amicizie";
il Masaniello è colui che se calpesta la merda per strada dice che porta fortuna;
il Masaniello è colui secondo il quale si potrebbe stampare moneta a iosa;
il Masaniello è colui che vorrebbe il reddito di cittadinanza;
il Masaniello è colui che vorrebbe il reddito di cittadinanza;
il Masaniello è colui che se non affermi di essere contrario all'energia nucleare ti dà del fascista;
il Masaniello è colui che crede di credere nel Dio migliore;
il Masaniello è colui che spinge con forza sull'acceleratore per fregarti il parcheggio;
il Masaniello è colui che quando vede il giallo (al semaforo) accelera;
il Masaniello è colui che ha acquistato la macchina fotografica digitale per fotografare le scie chimiche e postarle su facebook;
il Masaniello è colui che non lascia sedere gli anziani sull'autobus (e magari non ha neanche il biglietto);
il Masaniello è la ragazza che aspira a fare la velina e a sposare un calciatore;
il Masaniello è colui che acquista la macchina firmata Gucci o Dolce e Gabbana;
il Masaniello è colui che acquista la macchina firmata Gucci o Dolce e Gabbana;
il Masaniello è colui che vuole fare il medico a causa dell'overdose di puntate di Dr. House;
il Masaniello è colui secondo il quale i problemi del sud sono da attribuire a Garibaldi e Cavour;
il Masaniello è colui che se non sei d'accordo con lui, ti dà del massone-sionista-illuminato;
il Masaniello è colui che odia il lavoratore autonomo;
il Masaniello è colui che per insultarti si nasconde dietro un nickname;
il Masaniello (citando Gaber) è colui secondo il quale la Rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente;
il Masaniello è colui secondo il quale l'Olocausto non c'è mai stato o hanno gonfiato i numeri;
il Masaniello è colui che al solo sentire "Rivoluzione Liberale" gli si infiammano le emorroidi;
il Masaniello è colui che si compiace delle sue flatulenze;
il Masaniello è colui che si riconosce nel 95% di questo elenco.
C.D.
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lunedì 23 luglio 2012
Le mie reti sociali
Chi fosse interessato a seguire quotidianamente ciò che pubblico sulle mie pagine sociali, si iscriva al mio canale yotube e alla mia pagina facebook.
Grazie.
sabato 21 luglio 2012
Oscar Giannino: "Barnard, sei un apostolo dell'inflazione!"
Oscar Giannino surclassa la supponenza di Paolo Barnard in uno scontro avvenuto nel programma di Rai 2 "L'Ultima Parola". Alla fine, anche l'intervento di Roberto Maroni che declina il tentativo di "inciucio" di Paolo Barnard, accodandosi alle tesi di Oscar Giannino.
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venerdì 20 luglio 2012
Oscar Giannino: che succede se arriva l'FMI in Italia?
Oscar Giannino, assieme all'economista Giacomo Vaciago, discute di quello che potrebbe essere il futuro non tanto remoto dell'Italia.
Discussione estrapolata dalla trasmissione che lo stesso Giannino conduce ogni mattina su Radio 24.
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giovedì 19 luglio 2012
I vaccini fanno male? No, è una bufala!
Una della tante bufale (pericolose) che circolano sul web è quella secondo cui vi sarebbe una relazione tra talune malattie e le vaccinazioni. Nell'articolo che riporto di seguito, tratto dal settimanale "Oggi", un professore della "Sapienza" spiega da dove ha avuto origine questa diceria.
A sentire certe storie, anche il genitore più avveduto va nel panico. Ma che cosa dice la scienza? Giuseppe La Torre, professore di Igiene e Sanità pubblica all'Università di Roma "La Sapienza" e coordinatore dell'Alleanza italiana per le strategie vaccinali, è drastico: "I vaccini non provocano l'autismo e tutti gli studi lo dimostrano", assicura. Tutto nasce 14 anni fa, "in seguito a un'accusa poi rivelatasi una truffa", spiega La Torre. Nel 1998 un gastroenterologo britannico, Andrew Wakefield, pubblicò un articolo su Lancet in cui avanzava il sospetto di un'associazione tra il siero trivalente contro morbillo-parotite-rosolia e l'autismo. Ma si scoprì che quei dati erano stati falsificati. La rivista ritirò lo studio e Wakefield venne radiato dall'Ordine dei medici. "Dopo la vicenda sono state condotte ricerche serie", specifica La Torre. "Risultato: l'incidenza della sindrome autistica è la stessa tra i bambini vaccinati e quelli non vaccinati". Anche l'Organizzazione mondiale della sanità ha escluso il legame, ma il movimento anti-vaccini sostiene il contrario. Sotto accusa, il tiomersale, un conservante a base di mercurio. "Paura infondata", afferma La Torre. Come conferma il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità, "il tiomersale contiene etilmercurio, ma non metilmercurio. Al contrario del metilmercurio, di cui è nota la tossicità, non ci sono evidenze che l'etilmercurio dei vaccini sia tossico". Tant'è che i tassi di autismo tra i bimbi che hanno ricevuto il vaccino con tiomersale sono identici a quelli senza tiomersale. In più, da quando nel 2002, per precauzione, il mercurio è al bando negli Stati Uniti, l'incidenza della malattia è invariata. Perché, allora, questa credenza è diffusa? "I sintomi dell'autismo, le cui cause non sono chiare, si manifestano intorno ai 2-3 anni d'età. Se il bimbo è stato vaccinato nello stesso periodo è facile collegare i 2 eventi. Che, in realtà, non lo sono affatto".
Daniela Cipolloni
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mercoledì 18 luglio 2012
Il liberismo non esiste (in Italia)
In questo video espongo alcuni dati che confutano inequivocabilmente ciò che i populisti di turno affermano selvaggiamente da tempo immemore: "E' tutta colpa del liberismo!"
Dati sulla libertà di intrapresa in Europa:
Dati sulla pressione fiscale ufficiale in Europa:
Dati sulla pressione fiscale effettiva in Europa:
Dati sulla pressione fiscale sulle imprese:
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venerdì 13 luglio 2012
Intervista a Oscar Giannino
L'economista Oscar Giannino, coi suoi soliti modi poco "politically correct", si scaglia contro il becero statalismo, così tanto difeso e rimpianto dai Masanielli.
«Lo stato non è padre e neanche padrone: è padrino!» «Vendere subito il
patrimonio immobiliare statale per alleggerire debito e tasse!»
Se si googla «Oscar», subito dopo il premio del cinema e Wilde esce lui, con mezzo milione di citazioni: Oscar Fulvio Giannino da Torino. Ogni giorno alle nove del mattino e della sera (in replica) conduce un programma di successo su Radio 24, scagliandosi contro politici, stato e imposte. Lo fa stando in piedi, vestito da dandy come il suo omonimo Wilde.
Ora ha ottenuto un successo: il premier Mario Monti promette massicce dismissioni del patrimonio pubblico. Che lui invocava da mesi: «Avrebbe dovuto farlo il primo giorno di governo, invece di aspettare mezzo anno caricandoci di altre tasse».
Questa sua piccola vittoria personale ha spinto Giuseppe Cruciani, altro conduttore di Radio 24 ( La zanzara), a lanciare lo slogan «Oscar for president». Scherzoso ma non troppo. Giannino infatti, che è anche editorialista di Panorama e dei quotidiani di Caltagirone (Messaggero, Mattino, Gazzettino), da vent'anni fa il giornalista: capo dell'economia al Foglio di Giuliano Ferrara e a Libero di Vittorio Feltri. Ma prima era in politica: «Mi sono iscritto al Pri a tredici anni, affascinato da Ugo La Malfa. Poi, con Spadolini, ero segretario dei giovani repubblicani. Quando i giovani facevano politica sul serio: eravamo 15 mila. Infine, portavoce del partito».
Gli altri portavoce si chiamavano Mastella, Martelli, Veltroni, e Giannino li rintuzzava ogni giorno. Con l'eloquio torrenziale ma preciso che oggi esibisce nella radio degli industriali. Dove qualcuno storce il naso: troppo aggressivo contro il governo, troppo estremista, liberista, quasi leghista.
«È una beffa della storia», dice incurante lui, «che dopo vent'anni proprio ora la Lega Nord, messa in ginocchio dal Trota, veda trionfare le proprie tesi sul Financial Times, che prevede un Euro diviso in due: quello attorno alla Germania, cui si aggrega la Padania, e quello mediterraneo per il resto d'Italia».
Giannino è uno dei cervelli più brillanti dell'Istituto Bruno Leoni, think tank libertario ma non berlusconiano. E ogni mattina demolisce quelli che definisce «miti»: «Il primo è che la colpa della crisi sarebbe di Angela Merkel. Ma i tedeschi ci hanno avvisato per anni che non avrebbero mai assunto debiti di altri Paesi. L'hanno scritto perfino nella Costituzione. Loro nel 2002-2006 hanno tagliato di sei punti spesa pubblica e tasse, alzando reddito e produttività. Sacrifici che hanno rafforzato l'export. Da noi nulla, invece. E pensare che il nostro Nordest ha una forza industriale perfino superiore alla loro».
Gli altri miti?
«Stampiamo moneta, dateci una Bce come la Fed statunitense. È una fesseria colossale, finché i mercati restano separati e senza unità politica, o almeno una politica economica comune. A meno che non si voglia un’Europa come l’Impero Romano d’Oriente, con moneta in perenne svalutazione. O come l’Italietta dopo gli anni Sessanta. Mito numero tre: è un complotto della grande finanza mondiale che specula, restituiamo alla politica il potere di battere moneta. È una teoria complottista degna di Giacobbo».
La parola magica è «crescita».
«Sì, ma sostenuta come? Estremisti keynesiani come Krugman propongono un deficit pubblico anche a doppia cifra pur di finanziarla. Ma la ricetta non è applicabile all'Italia, con debito al 120%. Il nostro Stato succhia per sé già troppe risorse. Rispetto a vent’anni fa il nostro prodotto procapite è cresciuto del 9%. Eppure il reddito procapite è sceso del 4%. Dove sono finiti, quei 13 punti che mancano nelle tasche degli italiani? Se li è pappati il signor stato, per pagare una spesa pubblica in perenne crescita, oggi oltre il 60% del Pil legale, cioè di chi le tasse le paga».
Ma l'euro è stato un affare?
«Ecco un altro luogo comune! Certo, da quando c'è l'euro ci siamo impoveriti. Ma la colpa, come ho appena spiegato, è della spesa statale. L’euro ci ha regalato 7 punti di Pil annui di minori interessi sul debito, prima che esplodesse lo spread dall’estate scorsa. Ma questi soldi hanno aumentato la spesa pubblica, invece di creare più investimenti con meno tasse. L’euro non è un bene assoluto: se i mercati restano separati e non funzionano come vasi comunicanti per costi e produttività, l’euro non può e anzi non deve reggere. Ma noi siamo il secondo Paese esportatore manifatturiero del continente, e operare a moneta unificata nel più grande mercato di consumo mondiale - l’Europa è ancora questo, non per molto - è stato un grande vantaggio per moltissime imprese».
Che fare, allora?
«L’Italia deve abbattere il suo mostruoso debito pubblico dismettendo patrimonio pubblico, e non picchiando nelle tasche dei cittadini. Tutto il mattone statale, cioè per cominciare almeno 400 miliardi, 27 punti di pil, va girato a un fondo immobiliare gestito tramite gara da privati, che lo cederanno nei tempi più adeguati al miglior realizzo. Questo fondo potrebbe emettere obbligazioni per una volta e mezzo almeno la stima del patrimonio».
È questa la ricetta per Monti?
«Sono molto deluso dal governo, che pure nel mio piccolo ho contribuito a legittimare di fronte a centinaia di migliaia di ascoltatori ogni giorno, prima della sua nascita e ai suoi primi atti. Non ha toccato la montagna stregata della pubblica amministrazione. Che pena questi “tecnici” che presentano come gran cosa tagliare 4 miliardi su 700 di spesa pubblica, cioè lo 0,57%, quando decine di migliaia di imprese italiane affrontano crisi in cui si taglia anche il 25-30% di costi da un anno all’altro».
Cosa devono fare, invece?
«Abbattere il debito con le cessioni pubbliche, ma nel frattempo tagliare anche la spesa per un equilibrio di entrate a un livello ben più basso di quello immaginato da Monti con la manovra triennale. Risparmiare in tre anni di impegno pancia a terra 6-7 punti di pil di spesa improduttiva, da tradurre a parità di saldi in abbattimenti fiscali per lavoro e impresa. In ballo c’è la sopravvivenza economica dell’impresa e del lavoro italiani. Con uno Stato molto più magro, e perciò costretto a diventare più efficiente».
Mauro Suttora
Se si googla «Oscar», subito dopo il premio del cinema e Wilde esce lui, con mezzo milione di citazioni: Oscar Fulvio Giannino da Torino. Ogni giorno alle nove del mattino e della sera (in replica) conduce un programma di successo su Radio 24, scagliandosi contro politici, stato e imposte. Lo fa stando in piedi, vestito da dandy come il suo omonimo Wilde.
Ora ha ottenuto un successo: il premier Mario Monti promette massicce dismissioni del patrimonio pubblico. Che lui invocava da mesi: «Avrebbe dovuto farlo il primo giorno di governo, invece di aspettare mezzo anno caricandoci di altre tasse».
Questa sua piccola vittoria personale ha spinto Giuseppe Cruciani, altro conduttore di Radio 24 ( La zanzara), a lanciare lo slogan «Oscar for president». Scherzoso ma non troppo. Giannino infatti, che è anche editorialista di Panorama e dei quotidiani di Caltagirone (Messaggero, Mattino, Gazzettino), da vent'anni fa il giornalista: capo dell'economia al Foglio di Giuliano Ferrara e a Libero di Vittorio Feltri. Ma prima era in politica: «Mi sono iscritto al Pri a tredici anni, affascinato da Ugo La Malfa. Poi, con Spadolini, ero segretario dei giovani repubblicani. Quando i giovani facevano politica sul serio: eravamo 15 mila. Infine, portavoce del partito».
Gli altri portavoce si chiamavano Mastella, Martelli, Veltroni, e Giannino li rintuzzava ogni giorno. Con l'eloquio torrenziale ma preciso che oggi esibisce nella radio degli industriali. Dove qualcuno storce il naso: troppo aggressivo contro il governo, troppo estremista, liberista, quasi leghista.
«È una beffa della storia», dice incurante lui, «che dopo vent'anni proprio ora la Lega Nord, messa in ginocchio dal Trota, veda trionfare le proprie tesi sul Financial Times, che prevede un Euro diviso in due: quello attorno alla Germania, cui si aggrega la Padania, e quello mediterraneo per il resto d'Italia».
Giannino è uno dei cervelli più brillanti dell'Istituto Bruno Leoni, think tank libertario ma non berlusconiano. E ogni mattina demolisce quelli che definisce «miti»: «Il primo è che la colpa della crisi sarebbe di Angela Merkel. Ma i tedeschi ci hanno avvisato per anni che non avrebbero mai assunto debiti di altri Paesi. L'hanno scritto perfino nella Costituzione. Loro nel 2002-2006 hanno tagliato di sei punti spesa pubblica e tasse, alzando reddito e produttività. Sacrifici che hanno rafforzato l'export. Da noi nulla, invece. E pensare che il nostro Nordest ha una forza industriale perfino superiore alla loro».
Gli altri miti?
«Stampiamo moneta, dateci una Bce come la Fed statunitense. È una fesseria colossale, finché i mercati restano separati e senza unità politica, o almeno una politica economica comune. A meno che non si voglia un’Europa come l’Impero Romano d’Oriente, con moneta in perenne svalutazione. O come l’Italietta dopo gli anni Sessanta. Mito numero tre: è un complotto della grande finanza mondiale che specula, restituiamo alla politica il potere di battere moneta. È una teoria complottista degna di Giacobbo».
La parola magica è «crescita».
«Sì, ma sostenuta come? Estremisti keynesiani come Krugman propongono un deficit pubblico anche a doppia cifra pur di finanziarla. Ma la ricetta non è applicabile all'Italia, con debito al 120%. Il nostro Stato succhia per sé già troppe risorse. Rispetto a vent’anni fa il nostro prodotto procapite è cresciuto del 9%. Eppure il reddito procapite è sceso del 4%. Dove sono finiti, quei 13 punti che mancano nelle tasche degli italiani? Se li è pappati il signor stato, per pagare una spesa pubblica in perenne crescita, oggi oltre il 60% del Pil legale, cioè di chi le tasse le paga».
Ma l'euro è stato un affare?
«Ecco un altro luogo comune! Certo, da quando c'è l'euro ci siamo impoveriti. Ma la colpa, come ho appena spiegato, è della spesa statale. L’euro ci ha regalato 7 punti di Pil annui di minori interessi sul debito, prima che esplodesse lo spread dall’estate scorsa. Ma questi soldi hanno aumentato la spesa pubblica, invece di creare più investimenti con meno tasse. L’euro non è un bene assoluto: se i mercati restano separati e non funzionano come vasi comunicanti per costi e produttività, l’euro non può e anzi non deve reggere. Ma noi siamo il secondo Paese esportatore manifatturiero del continente, e operare a moneta unificata nel più grande mercato di consumo mondiale - l’Europa è ancora questo, non per molto - è stato un grande vantaggio per moltissime imprese».
Che fare, allora?
«L’Italia deve abbattere il suo mostruoso debito pubblico dismettendo patrimonio pubblico, e non picchiando nelle tasche dei cittadini. Tutto il mattone statale, cioè per cominciare almeno 400 miliardi, 27 punti di pil, va girato a un fondo immobiliare gestito tramite gara da privati, che lo cederanno nei tempi più adeguati al miglior realizzo. Questo fondo potrebbe emettere obbligazioni per una volta e mezzo almeno la stima del patrimonio».
È questa la ricetta per Monti?
«Sono molto deluso dal governo, che pure nel mio piccolo ho contribuito a legittimare di fronte a centinaia di migliaia di ascoltatori ogni giorno, prima della sua nascita e ai suoi primi atti. Non ha toccato la montagna stregata della pubblica amministrazione. Che pena questi “tecnici” che presentano come gran cosa tagliare 4 miliardi su 700 di spesa pubblica, cioè lo 0,57%, quando decine di migliaia di imprese italiane affrontano crisi in cui si taglia anche il 25-30% di costi da un anno all’altro».
Cosa devono fare, invece?
«Abbattere il debito con le cessioni pubbliche, ma nel frattempo tagliare anche la spesa per un equilibrio di entrate a un livello ben più basso di quello immaginato da Monti con la manovra triennale. Risparmiare in tre anni di impegno pancia a terra 6-7 punti di pil di spesa improduttiva, da tradurre a parità di saldi in abbattimenti fiscali per lavoro e impresa. In ballo c’è la sopravvivenza economica dell’impresa e del lavoro italiani. Con uno Stato molto più magro, e perciò costretto a diventare più efficiente».
Mauro Suttora
(da Oggi del 20 giugno 2012)
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giovedì 12 luglio 2012
Efficaci strategie berluschine
Il più grande pregio (e forse l'unico) dell'ex Presidente del Consiglio è sicuramente quello di essere il miglior populista italiano (Grillo è un dilettante al suo confronto). Se nei prossimi mesi si scaglierà anche contro le scie chimiche e gli ebrei sionisti massoni illuminati potrebbe vincere le elezioni plagiando le menti di chi si aspetta che esistano soluzioni rapide e indolori alla crisi che stiamo vivendo.
Meno male che Silvio c'è...
martedì 10 luglio 2012
Overdose da "dipendenza pubblica" in Europa
Di seguito dati OCSE relativi al numero dei dipendenti pubblici rapportati al numero della popolazione e a quello della complessiva forza lavoro:
Stando a questa statistica l'Italia fa parte di quei Paesi che hanno più dipendenti pubblici. In realtà, l'Italia avrebbe quasi 5 milioni di pubblici dipendenti, ma molti di essi non vengono conteggiati poiché si trovano in società semi-privatizzate come Poste o Ferrovie dello Stato. Di seguito, altri dati OCSE che mostrano quale sia la totale forza lavoro dei vari Paesi europei:
Come si può ben notare, Paesi come la Germania, che hanno quasi un milione di dipendenti pubblici in più rispetto all'Italia, possiedono il doppio della forza lavoro operante. Solo la Francia sembra essere nettamente peggiore di noi. Per capire meglio la situazione italiana, inoltre, bisognerebbe dire che, a fronte di una forza lavoro di 24 milioni di unità, con quasi 5 milioni di pubblici dipendenti, si pone il problema che nel nostro Paese vengono erogate circa 21 milioni di pensioni (dati del 2000) con 16 milioni di pensionati. Quindi, analizzando questi dati, è ben chiaro che tutto il sistema Italia è più che vicino al collasso e, per questo, urgono rapide ed efficaci riforme.
C.D.G.
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lunedì 9 luglio 2012
Argentina: la cornucopia dei default
Anche l'illusione dell'Argentina prospera e felice riappropriatasi della sua "sovranità monetaria" sta per crollare. Infatti, il Financial Times offre scenari poco rosei per il Paese latino-americano; qui un articolo che espone bene la situazione: "L'Argentina è di nuovo vicina al default?"
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sabato 7 luglio 2012
Le figure barbine dei complottisti (MMT, Signoraggio...)
Ho realizzato un mini-collage di alcune figure barbine fatte dai complottisti in TV, in radio e nei congressi. Esilarante!
Il video si conclude con un piccolo spezzone tratto da un video del professor Serafino Massoni che riassume alla perfezione le proposte utopistiche e "fuori dalla realtà" dei tipografi di moneta.
Il video si conclude con un piccolo spezzone tratto da un video del professor Serafino Massoni che riassume alla perfezione le proposte utopistiche e "fuori dalla realtà" dei tipografi di moneta.
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martedì 3 luglio 2012
Mario Monti: "Gli italiani sono imbecilli"
Analisi oggettiva e razionale del video in cui Mario Monti afferma che "la manifestazione del successo dell'euro è la Grecia".
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