Non mi sono mai occupato direttamente di Beppe Grillo e del suo movimento, ma dopo aver visionato un suo recente intervento, dai toni alquanto populistici, ho deciso di spenderci due paroline.
Cammellata n°1:
"Voglio vedere un piano B per i miei figli e per i miei nipoti, e allora poi andremo con un referendum a decidere se stare in Europa o non starci e se stare nell'euro o non stare nell'euro. Lo deciderà un referendum popolare. Il popolo italiano ha bisogno di questi strumenti. ITALIANI!".
Beppe mente sapendo di mentire; infatti il secondo comma dell'art. 75 della nostra Costituzione afferma: "Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali".
Quindi nel nostro Paese, come si evince dalla lettura della nostra Carta costituzionale, è espressamente vietato apporre la questione referendaria per i trattati internazionali, e dunque l'adesione o meno ai vari organismi sovranazionali.
Inoltre, è bene analizzare anche la campagna grillina per potenziare lo strumento referendario e per rendere operativi i referendum propositivi. Come afferma una prestigiosa dottrina, l'istituto referendario fornisce una soluzione maggioritaria e quindi non è sempre ben conciliabile con i caratteri di una democrazia pluralista, dal momento che penalizza la volontà della minoranza. Ciò dovrebbe indurre a un utilizzo parsimonioso del referendum; infatti essi molto spesso sono sostenuti dalle stesse forze di governo o da forze politche di rilevanza nazionale che, anziché utilizzare gli strumenti legislativi a disposizione e muoversi nel solco dei tradizionali canali istituzionali, ricorrono al popolo, generando il rischio di pericolose decisioni plebiscitarie. Ed è proprio per questo che i nostri Padri costituenti hanno deciso di costituire un istituto referendario soltanto abrogativo e per determinate materie, in modo da evitare il rischio di trasformare la nostra democrazia parlamentare in una democrazia dai tratti napoleonici.
Cammellata n°2
"L'Ecuador ha fatto una cosa meravigliosa di cui non sappiamo nulla. Il presidente Correa, laureato ad Harvard, si è alzato in Parlamento e ha detto il debito non lo paghiamo perché è immorale".
Così Grillo enfatizza la "clamorosa" presa di posizione dell'Ecuador. Ma cosa c'è di vero?
In realtà, quando nel 2007 Rafael Correa e il ministro dell'economia Ricardo Patino dichiararono di voler rinegoziare il debito pubblico dell'Ecuador, stavano attuando una chiara strategia per manipolare il mercato, deprimendo le quotazioni di alcuni strumenti finanziari legati ai titoli di Stato ecuadoriani.
Tutto questo, per permettere al governo di acquistarli ad un prezzo vantaggioso, grazie anche al sostegno di alcune banche venezuelane. Il presidente Correa ha respinto la ricostruzione di tali fatti, sostenendo che fosse tutto un complotto dei grandi banchieri internazionali.
Questa strategia, tuttavia, non riuscì in quanto le banche venezuelane non appoggiarono fino in fondo l'operazione. Tale ricostruzione, che vuole una manipolazione del mercato favorita dal governo ecuadoriano, viene confermata da un filmato nel quale il ministro delle finanze Patino avvalora tale tesi. Dopo la pubblicazione di tale video, Correa lo ha rimosso da ministro delle finanze e lo ha destinato ad altro incarico.
Nel dicembre del 2008, Correa ha dichiarato ufficialmente la bancarotta dell'Ecuador, descrivendo come immorale il debito pubblico del Paese; ha quindi proposto un piano per il pagamento ai creditori in misura pari al 30% del valore dei loro crediti.
Naturalmente, chi propone di fare come Correa, dovrebbe tenere a mente un piccolo dettaglio: il debito dell'Ecuador era bassissimo a livello assoluto, infatti era di soli 10 miliardi di euro e di interessi pagava solo 4 miliardi all'anno. Quindi a livello mondiale nessuno si è accorto del default del piccolo Stato sudamericano, che poi l'anno successivo ha effettuato un altro mini-default non pagando altri interessi. Replicare la "rivoluzione" effettuata dal caudillo Correa, in Italia, sarebbe decisamente più complicato, in quanto il nostro debito pubblico si avvicina sempre di più ai 2000 miliardi di euro con interessi di oltre 75 miliardi di euro all'anno. Un default del nostro Paese porterebbe a scenari imprevedibili, non solo per l'Italia ma anche per il resto del mondo. Per questo è bene calibrare in maniera adeguata le parole che si pronunciano, poiché gli applausi dell'istante possono trasformarsi repentinamente nelle catastrofi del domani.
C.D.

bel post! bisongerebbe iniziare seriamente a fare le pulci a tutte le varie "cammellate" del "grillo parlante"...dubbi che sono venuti anche a me di recente..;-) http://ilradar.wordpress.com/2012/09/01/grillo-equador-assange-cerchi-nel-grano/ grazie e buona serata, a.
RispondiEliminaCiò che più mi sconvolge è che non ci sia nessun giornalista presente ai suoi comizi che gli faccia notare le sue esplicite e inequivocabili inesattezze. Per non parlare dell'italiano medio, che non sa o non vuole informarsi autonomamente, e che dunque gli crede sulla parola.
EliminaQuoto andreaEMME, mi piacerebbero più post di beppe grillo per smentire le affermazioni false che fa.
RispondiEliminaAll'inizio il m5s mi sembrava una bella idea ma adesso comincio a ricredermi.