giovedì 10 ottobre 2013

Salva la sperimentazione animale e dici NO al populismo animalista

 

Tratto dal blog di Daniele Banfi (giornalista nel campo della salute).

In rete e sulle radio spopola lo spot della campagna “Stop Vivisection”. Ultimo in ordine di tempo a sostenerla è Beppe Grillo dalle pagine del suo celebre blog. Con un breve video di un minuto l’utente è spinto a firmare per porre fine alla barbarie. Purtroppo però, tutto quello che viene sostenuto dal punto di vista scientifico, non corrisponde alla verità. Vediamo perché:
Minuto 00:06
Un non meglio precisato signore dichiara che la sperimentazione animale è inaffidabile
Mi chiedo: perché? I dati mi sembra che parlino chiaro. L’aspettativa di vita media è aumentata sensibilmente, disponiamo di farmaci sempre più mirati, i trapianti d’organo non sono mai stati così sicuri, abbiamo eradicato definitivamente molte malattie. Tutto ciò è stato possibile passando per la sperimentazione animale. O vivo io su un altro pianeta?
Minuto 00:10
Un giovane studente universitario dichiara che i test che non prevedono l’utilizzo di animali danno risposte più rapide ed esaurienti
Mi chiedo: quali sono i test alternativi? Per amore della verità posso dirvi che esistono in campo farmacologico. Sono ottimi per selezionare ed eliminare in partenza le molecole che presentano alti livelli di tossicità e che non avrebbe senso sperimentare sull’animale. Sono test, messi a punto dagli scienziati, proprio per sacrificare meno animali possibile.
Minuto 00:16
Una giovane sotto un albero dichiara che ogni specie da risposte diverse
Mi chiedo: la ragazza ha mai sentito parlare di patterns conservati? Uomini e topi condividono gli stessi processi metabolici di base e gli stessi “patterns” molecolari. Proteine complesse umane si sono dimostrate funzionanti anche in modelli apparentemente molto lontani da noi come il moscerino della frutta Drosophila melanogaster o il curioso pesce Zebrafish.
Minuto 00:20
Una mamma, spingendo la figlia sull’altalena, si dice contraria per tutelare la salute umana
Fatico a capire il senso della frase. Posso però dire che malattie come vaiolo e poliomielite sono quasi scomparse grazie alle vaccinazioni. Del legame tra vaccino e autismo non parlo: bufala ampiamente smascherata.
Se questo è il modo di fare informazione… C’era però da aspettarselo. Ricordate il deputato grillino che crede al chip impiantato sotto pelle per manipolare le menti? Ecco, ho detto tutto.

Firmate l'appello per salvare la sperimentazione animale e far sì che il progresso medico/scientifico possa procedere senza rallentamenti di matrice populista:

venerdì 13 settembre 2013

La Gabbia (di matti)



Ha preso il via questa settimana il nuovo talk show condotto da Gianluigi Paragone passato questa estate sul canale La7 di Urbano Cairo. In realtà, rispetto al suo precedente programma "L'Ultima Parola", di nuovo c'è ben poco, escludendo per l'appunto la rete televisiva che lo trasmette, il titolo e l'orario di messa in onda. "La Gabbia", infatti, è il solito frullato di populismo, demagogia, spicciola retorica e complottismo mascherato da "informazione libera", fuori dagli schemi e imparziale.
E fu così che dopo la ridicola mini-rissa inscenata tra inqualificabili personaggi come la pitonessa Santanché e lo "sceriffo di Nottingham" Travaglio, ecco presentarsi i nomi che tanto piacciono alla GGente: su tutti il re dei complottisti Giulietto Chiesa e l'esimio Professore di economia dell'Università di Pescara, Alberto Bagnai, molto in voga tra i populisti per le sue tesi anti euro e a favore del ritorno alla lira (la famosa "sovranità monetaria" da riconquistare ad ogni costo, anche se negli ultimi mesi sembra quasi essere stata scalzata dalla "sovranità alimentare"). Insomma, la gara è tra chi riesce meglio a scaricare le colpe della crisi che ha colpito il nostro paese su soggetti terzi, creando i soliti alibi ad un popolo di parassiti che una volta agognava il posto statale e che oggi brama il reddito di cittadinanza. In programmi del genere non si sentirà mai parlare di spesa pubblica esosa e incontrollata, di impiegati pubblici nullafacenti, di uno Stato inefficiente e clientelare, di una burocrazia opprimente e che strangola chi ha voglia di impegnarsi, di concorrere e di lavorare sul serio. 
Paragone il furbacchione ha capito prima di tanti altri le regole del gioco e che in un Paese come il nostro, oggi più che mai, i talk show populisti tirano più della...

venerdì 23 agosto 2013

Il fascio-populismo animalista





"Comunque la si pensi sulla sperimentazione animale, operare per eliminare la presenza, e dunque la possibilità di parola, di un esponente autorevole della comunità scientifica da un pubblico dibattito, è un comportamento in perfetto stile fascista''. Lo afferma Marco Cappato, Consigliere comunale radicale a Milano e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni in relazione alle iniziative di protesta contro la presenza di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, al Festival della Mente di Sarzana (La Spezia), il primo settembre.

"I comportamenti fascisti sono e rimangono tali - ha detto Cappato - anche quando i protagonisti sono ''a 5 stelle'' (nella fattispecie si riferisce in modo particolare al Consigliere Comunale del M5S di Sarzana, Valter Chiappini) e si vorrebbero animalisti''. ''Nel merito, il rispetto per la vita animale - ha concluso il radicale - non può e non deve essere usato a pretesto per eliminare in modo violento considerazioni svolte sul piano scientifico sull'utilità della sperimentazione animale''. 
 Parole più che condivisibili quelle di Cappato, provenienti, peraltro, dall'esponente di un partito che negli ultimi mesi non ha affatto lesinato corteggiamenti più o meno espliciti al movimento di Grillo (messi in atto - senza colpire nel segno - soprattutto dal leader Marco Pannella).
Fatta questa dovuta precisazione, tanto per evidenziare come le durissime affermazioni di Cappato non provenissero affatto da un politicante manifestamente ostile ai pentastellati, voglio consigliare per approfondire in maniera seria e scientifica tutto ciò che ruota intorno all'animalismo, partendo proprio dalla vicenda Garattini, la lettura di questo articolo tratto da un blog che si occupa di difendere - contro il più becero populismo animalista - la sperimentazione sugli animali.

lunedì 19 agosto 2013

Il faraone CheoPeppe a sostegno dei Fratelli Musulmani



Ebbene sì, caro Peppe, in questo caso le responsabilità di USA ed UE in ciò che sta accadendo in Egitto sono palesi e inequivocabili, ma non di certo per non aver difeso strenuamente Morsi (LINK del post di Peppe), bensì - a ben pensarci - per l'esatto contrario. Per oltre un anno, infatti, UE ed USA sono state a guardare mentre i Fratelli Musulmani cercavano con ogni mezzo di trasformare l'Egitto in un emirato islamico, tentando di introdurre la Sharia. USA ed UE, invece, avrebbero dovuto esplicitamente appoggiare il nuovo governo egiziano, dandogli il proprio sostegno per bloccare l'occupazione da parte dei Fratelli Musulmani di interi quartieri del Cairo che per diverse settimane sono stati ostaggio di immani violenze. 
Per troppo tempo USA ed UE, e in modo particolare due personaggi a dir poco di spicco come Barack Obama e Catherine Ashton, con la loro politica passiva hanno fatto sì che un movimento terrorista come quello dei Fratelli Musulmani fosse accreditato come un semplice movimento politico di Islam moderato. Un atteggiamento che - ahimé - sta colpevolmente caratterizzando anche alcune scelte del nostro Ministro degli Esteri.
Per tutto ciò, caro Peppe, giunti a questo punto il governo egiziano non poteva fare altro che agire come ha agito: i presìdi dei Fratelli Musulmani andavano smantellati!
In Egitto, a differenza di quanto tu scrivi, ci sono state elezioni tutt'altro che libere e democratiche, ma ovviamente hai pensato che pubblicando quel post nessuno te lo avrebbe fatto notare; invece, forse per la prima volta, devo ammettere che una piccola parte dei commenti al tuo post sono stati critici nei tuoi confronti, fatto salvo che il tuo scopo non fosse quello di continuare a suscitare simpatie verso il tuo partito ai fautori dei complotti demoplutogiudaici. Sì, quelli lì il tuo post lo hanno apprezzato molto... e magari ti darà il là per vincere le elezioni...iraniane!

venerdì 16 agosto 2013

Il populismo antisem...antisionista


L'essenza profondamente antisemita del Movimento 5 Stelle non è certamente un qualcosa che abbiamo scoperto in seguito al tragicomico viaggio effettuato da una delegazione di Parlamentari grillini in ""Palestina"". Era sufficiente, infatti, essere a conoscenza di talune dichiarazioni di Grillo
rilasciate nei mesi scorsi per potersene rendere conto in maniera inequivocabile già da molto prima.
Ma al di là di tutto, non si poteva non pensare che il partito più populista dell'attuale panorama politico italiano (sì, anche più di quello di Berlusconi) non sfruttasse a proprio vantaggio l'ondata anti-israeliana/antisionista (ovvero antisemita) promulgata anche e soprattutto dalla loro così tanto stucchevolmente decantata "rete".
Nei giorni scorsi ho avuto modo di leggere un articolo che risponde punto su punto alle farneticazioni antisem... ehm... antisioniste rilasciate prima e dopo il viaggio in ""Palestina"" dai nostri amati "Cittadini". Ve ne consiglio vivamente la lettura: LINK
Martin Luther King: "L'ANTISEMITA DEVE COSTANTEMENTE INVENTARE NUOVE FORME E NUOVE SEDI PER IL SUO VELENO. Deve camuffarsi. E allora non dice più di odiare gli Ebrei, ma solo di "essere anti-Sionista".

lunedì 12 agosto 2013

Il condannato Berlusconi ha ragione: la giustizia nostrana va radicalmente riformata!

 

A ratificare la totale e indiscussa inefficienza della giustizia italiana non è solo il neo-condannato Cavaliere (le cui vicende giudiziarie non sono al centro di questo mio post e non influiscono sul senso di quanto scriverò), bensì i vari rapporti degli organismi internazionali che certificano quanto segue: il tempo medio stimato per la conclusione di un procedimento nei 3 gradi di giudizio è di 788 giorni. L'Italia è, e non c'è da andarne fieri, maglia nera tra i paesi dell'OCSE per la durata del processo civile: nel 2010 si sono impiegati 563 giorni per il primo grado, contro una media di 240 giorni degli altri Paesi OCSE. Tutto ciò, nonostante quanto evidenzia l'OCSE, il nostro Paese destini al sistema giudiziario la stessa quota di PIL della Svizzera (che è uno dei Paesi più efficienti a tal proposito). Inevitabilmente, tale comprovata inefficienza si ripercuote anche e soprattutto sul sistema economico nostrano, in quanto disincentiva eventuali investimenti stranieri.
Analoghi dati negativi riguardano anche il settore penale, oppresso da una arcaica organizzazione e dal bieco conservatorismo dell'ordine dei magistrati, restio a qualsiasi tipo di riforma. A tal proposito mi preme segnalare la raccolta firme promossa dai Radicali in favore di alcuni referendum sulla "Giustizia Giusta": per la responsabilità civile dei magistrati, per il rientro nelle funzioni proprie dei magistrati fuori ruolo, contro l'abuso della custodia cautelare, per l'abolizione dell'ergastolo, per la separazione delle carriere dei magistrati. E' evidente che, siccome tali referendum hanno ottenuto l'esplicito sostegno da parte del PDL, una buona parte della sinistra "togata", oltre - ovviamente - al populismo filo-grillino, si opporrà in maniera strenua al conseguimento di codesto obiettivo referendario. 
Una delle riforme dell'architettura giudiziaria da attuare è certamente quella della separazione delle carriere: in pratica nel processo penale accusa e difesa debbono diventare parti che operano su un piano di parità; uno accusa l'imputato e l'altro lo difende, uno raccoglie le prove che provano la colpevolezza e l'altro la sua innocenza, ed entrambi cercano di smontare le prove degli altri come meglio possono. Sopra di loro sta il Giudice terzo e imparziale che deve stabilire chi dei due ha torto o ragione. Ne consegue, anche se l'accusa è sostenuta da un magistrato (P.M.), questo deve essere diverso, appunto separato, dal suo collega che fa il Giudice: per ottenere questo obiettivo, l'unica soluzione è quella di prevedere per i magistrati due carriere separate: quella del Giudice e quella del Pubblico Ministero, e nessuno deve poter passare da un ruolo all'altro. 
Questa ed altre sono riforme che solo personaggi in malafede possono tacciare d'essere filo-berlusconiane (semmai si può additare Berlusconi di non averle mai davvero intraprese negli anni in cui è stato al governo). Ed infatti nientemeno che Giovanni Falcone ne auspicava la loro attuazione; questo è quanto il magistrato antimafia dichiarava nel 1991: "Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un Pubblico Ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienze, competenze, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l'obiettivo. E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e PM siano in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell'indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell'azione penale, desideroso di porre il PM sotto il controllo dell'esecutivo. E' veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del PM con questioni istituzionali totalmente distinte".
 Un altro accenno lo merita la responsabilità civile "diretta" dei magistrati, premettendo che tale norma era già stata decretata dalla consultazione popolare avvenuta nel 1987 in occasione di referendum promulgati dai soliti Radicali. Ma l'allora Ministro di Grazia e Giustizia, Giuliano Vassalli, promosse una legge che allo stesso tempo accoglieva e mitigava il risultato dei referendum, escludendo che il magistrato potesse rispondere direttamente del proprio operato, facendo ricadere eventuali sue responsabilità sullo Stato. Ciò non avviene in altri Paesi europei, dove lo Stato, in caso di grave dolo del magistrato, può rivalersi sullo stesso. Il caso Enzo Tortora rimarrà l'emblema di magistrati che, invece di pagare severamente per gli scempi compiuti, hanno condotto indisturbati le proprie fulgide carriere.
Ci sarebbe tanto altro di cui discutere, dall'obbligatorietà dell'azione penale al ricollocamento delle funzioni della polizia giudiziaria, ma voglio solo concludere affermando che questo Paese non riuscirà mai a risollevarsi dal declino in cui sta precipitando se ogni qualvolta si provi a discutere di riforme della giustizia i soliti reazionari/manettari strepitano per aizzare l'opinione pubblica più bigotta e moralista contro misure che sarebbero oggettivamente auspicabili in un Paese che vuole dirsi davvero "civile".

venerdì 9 agosto 2013

Chi comanda in Italia? La demenza populista



Ebbene sì, ora possiamo davvero dirlo: Beppe Grillo e il suo partito/movimento hanno davvero toccato il fondo, anzi, hanno scavato sotto il baratro!

Difatti, nel post dell'8 luglio 2013 intitolato "Chi comanda in Italia?", il Grillo nazionale (o chi per lui) ha elencato una serie di istituzioni, enti o Stati che a suo avviso avrebbero in mano i vari settori del nostro Paese. Si va dalla BCE agli Stati Uniti, dalla solita Germania al Vaticano, per giungere fino alla Massoneria.


La strategia "grillesca" è molto semplice da decifrare: sono in difficoltà, i sondaggi li vedono in calo, la loro azione parlamentare è stata chiaramente inutile e fallimentare, per cui come recuperare qualche consenso? Semplice: con il più becero complottismo e con lo scaricare sempre e solo su soggetti terzi le colpe di una crisi economico-finanziaria che andrebbero addebitate, invece, quasi esclusivamente a noi stessi e all'eccessiva e dannosa presenza della mano pubblica all'interno dell'economia e della vita nazionale.
Gli italiani, campioni del mondo nel non assumersi le proprie responsabilità, di certo condivideranno le analisi populistico/complottiste del populista maximo e magari alle prossime elezioni continueranno a dargli fiducia con la speranza che il suo partito riuscirà finalmente a combattere la crisi...ops, scusate, intendevo dire la Massoneria...

P.S.: Ricordatevi di andare sul blog di Peppe a votare al sondaggio. Io ho votato per i rettiliani (li aveva colpevolmente dimenticati).

mercoledì 22 maggio 2013

Emma Bonino: "Sono una convinta federalista"


Mentre in mezza Europa dilagano sempre più partiti, e sottolineo partiti, populisti ed euroscettici, il Ministro degli Esteri, Emma Bonino (guarda il video), delinea con concretezza e pragmatismo l'unico scenario in grado di infondere nuova linfa al nostro Continente: gli Stati Uniti d'Europa.

Di seguito un' intervista al Corriere della Sera in cui ribadisce le sue posizioni:

ROMA - «Prendo molto sul serio l'apertura di François Hollande. Quali che siano le ragioni che l'hanno ispirata, per la prima volta Parigi segnala la disponibilità a una rivisitazione dell'Europa che mi fa molto piacere, perché fino a poco tempo fa era tabù anche solo parlare di modifiche ai Trattati. E ovvio che le cose ipotizzate dal presidente francese presuppongano per lo meno una revisione dei patti esistenti. Ma se si ammette il bisogno di una riconsiderazione complessiva delle istituzioni e delle politiche, allora si apre lo spazio per discutere se vogliamo un'Europa intergovernativa, come temo Hollande abbia ancora in testa, oppure se ne vogliamo una federale».
Anche da ministro degli Esteri, Emma Bonino non dissimula il suo codice genetico «radicale, spinelliano e federalista», riproponendo quella posizione ostinatamente tenuta per tanti anni in minoranza, insieme a un minuscolo drappello di visionari dell'Europa. «E' una posizione storicamente mia - dice nella prima intervista concessa dal suo insediamento alla Farnesina
- ma è anche quella dell'Italia, visto che di Stati Uniti d'Europa ha parlato il presidente Enrico Letta al momento della fiducia».
Giuliano Amato dice affettuosamente che lei è «sempre troppo avanti coi tempi». Il rilancio dell'Europa federale è stato il tema conduttore del suo esordio alla guida della diplomazia. In Parlamento e poi all'Università europea, lei ha parlato della necessità di «un nuovo spartito», indicando il federalismo come uno dei temi centrali della prossima presidenza italiana della Ue nella seconda metà del 2014. Non rischia di essere una fuga in avanti?
«No, se si riconosce che l'Europa sia in una situazione insostenibile. Prendiamo l'esempio dell'Unione bancaria, decisa più di un anno fa. Ancora non ci siamo, perché la governance non funziona e quindi non possono funzionarne le politiche. Il tempo non è elemento marginale: una cosa che va bene ora, non funzionerà tra 5 anni quando il mondo sarà andato da un'altra parte. La tesi secondo cui austerità e tagli da soli avrebbero portato alla crescita, a trattati vigenti viene smentita da tutte le parti. Avere i conti a posto è importante e in Italia lo abbiamo fatto, anche grazie al governo Monti. Ma i costi economici sono alti (per tutti, compresa prossimamente la Germania) e a questi si aggiungono quelli politici, perché assistiamo allo sviluppo di populismi ed euroscetticismi che assumono dimensioni preoccupanti, trasformandosi poi in nazionalismo e razzismo, da cui la nostra Storia ci mette in guardia».
Ma perché l'opzione intergovernativa non funzionerebbe?
«Perché a forza di andare avanti sulla strada dell'Europa delle patrie, si distruggono pure le patrie. Non riesci neppure a governare una crisi relativamente piccola come quella di Cipro. Sono federalista per convinzione e non conosco altro sistema istituzionale al mondo in grado di tenere insieme in democrazia, Stato di diritto e diversità 500 milioni di persone di lingue e storie diverse. E non è una cosa esotica, lo abbiamo vicino, in Germania, dove funziona. Non è pensabile cedere ulteriori competenze senza una accountability democratica, senza che il presidente sia eletto, senza che il Parlamento europeo, magari integrato da quelli nazionali, possa votare la sfiducia. Non esiste una capacità di bilancio e imposizione fiscale senza risvolto del controllo democratico, che fra l'altro non è limitato solo all'aspetto economico».
Cosa vuol dire?
«Che esiste nell'Europa attuale anche uno spread di diritti civili. Per esempio sul tema delle carceri e della giustizia in Italia, o della democrazia costituzionale in Ungheria. Non esistono cioè strumenti seri di correzione. Abbiamo criteri economici forti per entrare nella Ue, meccanismi di monitoraggio efficaci: procedure d'infrazione, multe, eccetera. Mentre sulla parte democratica ci sono criteri forti per l'ingresso, ma una volta dentro un Paese può cambiare la Costituzione eliminando la divisione dei poteri senza che accada nulla come è il caso a Budapest. Oppure si può essere come l'Italia, dove pare che il diritto alla difesa non esista più, perché un processo che dura io anni non è più tale».
Dove ha sbandato il progetto d'integrazione?
«Si è fossilizzato sulla moneta unica. Ci siamo fermati, aiutati dal fatto che l'euro, checché se ne dica, è stato un successo strepitoso, perfino in questo sistema imperfetto, al punto che ci si è dimenticati di andare avanti con le altre parti finché siamo sprofondati nella crisi. La moneta unica aveva una governance da bel tempo, con la tempesta non ha retto più».
Si è perso però anche il principio di solidarietà, la ragione per cui si è insieme...
«In realtà non abbiamo mai dovuto praticarlo sul serio, perché non siamo mai stati messi veramente alla prova: bastavano i fondi di coesione e le altre voci del bilancio. Questa è la prima grande crisi e l'incapacità di dare risposte fa passare il rifiuto della solidarietà dai governi ai cittadini. Popper ci ha insegnato che in crisi ognuno si rivolge all'autorità più vicina per trovare una soluzione. Per tre anni abbiamo preso misure appena sufficienti a non esplodere: troppo poco e troppo tardi. La verità è che solo un grande progetto di rilancio a tutti i livelli può appassionare qualcuno. Non credo sia più possibile rimettere insieme l'Europa con i piccoli passi. La bizzarria fantastica è che l'Europa continui a essere un magnete di attrazione per tutti i popoli non europei».
Qual è oggi l'argomento forte del bisogno d'Europa?
«Nessuno di noi da solo ha le risorse o l'economia di scala per riuscire a garantirsi un, futuro per le proprie generazioni. La visione opposta è quella autarchica e nazionalista, la tentazione di chiudere tutto che poi diventa razzista e fomentatrice di guerre. Insieme siamo più forti sul piano economico e democratico».
Il ministro delle Finanze tedesco Schäuble dice che bisogna modificare i trattati anche solo per l'Unione bancaria. È d'accordo?
«Secondo me non vale la pena. Non è vero che le piccole riforme siano più digeribili da un certo tipo di Paesi. Comunque molti di loro sono obbligati a sottoporle a referendum. E la gente non si rinnamorerà dell'Europa se gli dici che facciamo l'Unione bancaria. Già era difficile innamorarsi di una moneta. Ci sono però cose che toccano molto di più l'immaginario popolare. Non mi stanco per esempio di chiedere cosa ce ne facciamo di 27 eserciti nazionali. Sono 250 miliardi di euro. Abbiamo 2 milioni di persone sotto le armi, nude, cioè non equipaggiate. Tant'è vero che ogni operazione di peacekeeping diventa un dramma: equipaggiamenti, standard diversi, sistemi d'arma diversi, in Libia dopo dieci giorni eravamo senza munizioni. Oppure le infrastrutture, la ricerca».
E la sua idea della Federazione leggera?
«Sì, con un bilancio di appena il 5% del Pil europeo: mettere in comune 4 o 5 settori, nulla a che vedere col Superstato. Il resto lo lasciamo alla sussidiarietà. Non dobbiamo diventare assolutamente omogenei. A differenza della mia amica Ulrike Guérot, secondo cui l'Europa non si fa perché non ci si mette d'accordo se è meglio pasteggiare a vino o a birra, penso che la nostra ricchezza siano proprio la birra e il vino di ognuno dei nostri Paesi. Insieme dobbiamo fare solo le cose che contano: esteri, difesa, sicurezza, fiscalità, tesoro, ricerca, infrastrutture e ci metto anche l'immigrazione. Le cifre più prudenti dicono che l'Europa avrà bisogno di 50 milioni di immigrati entro il 2050».
In che modo il governo italiano dovrà muoversi per far sì che questa apertura francese non sia lasciata cadere?
«Il punto è capire quanta disponibilità ci sia. Boutade a fini interni o meno come qualcuno dice, penso che sia quel tipo di seme che una volta gettato assume vita propria. A noi tocca curarlo, metterci l'acqua, un po' di concime. Se c'è un accordo di massima, sia pure con resistenze comprensibili, questa dovrà diventare l'agenda dei viaggi del presidente del Consiglio, del ministro degli Esteri e di quello del Tesoro. Dobbiamo attivarci in tutti i forum. Così potremo preparare un diverso tipo di elezione europea, con le grandi famiglie politiche che indichino il loro candidato alla presidenza della Commissione, dei commissari e del presidente del Consiglio, avere un diverso dibattito in grado di coinvolgere ed entusiasmare la gente».
E la Germania, uscirà dalla cautela imposta dalle elezioni?
«Capisco che la campagna elettorale abbia una sua dinamica e imponga le sue regole. Ma al netto di questo, Berlino ha sempre detto nessuna mutualizzazione del debito se non c'è cessione di sovranità. Prendiamo la Germania in parola. Se è un bluff andiamo a vederlo».

sabato 4 maggio 2013

La scelta di Piera


Il video in questione non ha bisogno di inutili fiumi di parole per decriverlo. E' più che sufficiente dire che è giunto il momento che storie di questo tipo cessino di esistere nel nostro Paese bigotto e filo-clericale, contraddistinto da leggi che impediscono di morire senza soffrire e costringono all'esilio tutt'altro che volontario chi decide di non voler sottostare ad una inutile e lacerante agonia.

Firma per la proposta di legge di iniziativa popolare che regola l'eutanasia e il testamento biologico: http://www.eutanasialegale.it/

lunedì 22 aprile 2013

Emma Bonino: "Questo Paese aveva un'altra possibilità e un'altra possibile Presidente"


A poche ore dalla rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica, Emma Bonino, intervenendo al simposio Radicale tenutosi a Giulianova, dichiara - senza peli sulla lingua - come i Parlamentari avessero avuto "un'altra scelta per il Paese e un'altra possibile Presidente". 
In più, non manca di infliggere una dura stoccata al Movimento/Partito di Grillo, in relazione alle modalità utilizzate per le cosiddette Quirinarie.  

N.B: Il video completo è disponibile sul sito di "Radio Radicale".

mercoledì 10 aprile 2013

Corsa al Quirinale: uno dei soliti o uno come Emma?


Era il 1999 quando alcune decine di prestigiose personalità misero in piedi la campagna "Emma for President", tesa a far salire al Quirinale la leader radicale Emma Bonino, e al contempo esigere l'elezione diretta del Presidente della Repubblica. L'iniziativa riuscì a dimostrare, oltretutto, che almeno 2 italiani su 3 avrebbero votato la Bonino come nuovo Capo dello Stato e che il tabù di una donna al Colle poteva finalmente essere sfatato. Ovviamente, tutti siamo a conoscenza che quelle elezioni se le aggiudicò Carlo Azeglio Ciampi a seguito di un accordo tra D'Alema e Berlusconi; alla Bonino andarano solo 15 voti su quasi 1000 grandi elettori.
Sono passati 14 anni da allora, dopo quello di Ciampi si è avuto il settennato non certamente esaltante di Giorgio Napolitano, e tra qualche giorno il Parlamento neo-eletto dovrà proclamare un nuovo Capo dello Stato. L'Italia, nel frattempo, è piombata in una crisi economica e di identità senza precedenti, le elezioni politiche non hanno decretato un vincitore in grado di formare un governo, e con un Parlamento a dir poco variopinto spetterà, appunto, al nuovo Presidente della Repubblica decidere se sciogliere le Camere e andare a nuove elezioni oppure tentare di incaricare qualcuno (dopo il tentativo andato a vuoto di Bersani) di provare a cercare una assai improbabile maggioranza. Questo - in estrema sintesi - il quadro della situazione attuale.


Ma voglio giungere al nocciolo di questo mio post, ovvero cercare di riassumere i motivi per cui - a mio parere - in uno scenario così ingarbugliato, Emma Bonino possa essere la giusta (e forse l'unica) personalità da collocare al Quirinale per tentare di sbrogliare la matassa, ancorché, così come nel 1999, tutti i sondaggi la vedono in cima alle preferenze degli italiani.
Intanto, non posso esimermi dal dire che appare evidente come il PD, che possiede molti più "grandi" elettori rispetto alle altre compagini, abbia il coltello dalla parte del manico e farà ciò che è in suo potere per proporre un candidato quanto più possibilmente affine alla sua parte politica. Ebbene sì, va detto: se fossero stati abili nel fare campagna elettorale e nel governare il Paese al pari di quanto lo siano nell'occupare poltrone istituzionali e ruoli dirigenziali degli enti pubblici, Berlusconi e Grillo - politicamente parlando - non esisterebbero! Infatti, sono certo che nella rosa dei nomi papabili per il Quirinale che proporranno alle varie forze politiche, tutti o quasi proverranno dal loro "cariatideo" e per nulla lungimirante establishment (Prodi, D'Alema, Marini, ecc...).
Detto ciò, proprio il PD con queste elezioni del Capo dello Stato avrebbe la possibilità di scrollarsi di dosso l'etichetta di "pilastro della partitocrazia", qualora, sorprendendo un po' tutti, proponesse qualcuno dotato di una mirabile esperienza politica e di una più che invidiabile credibilità internazionale, che abbia lottato in Italia e nel mondo per la conquista di diritti umani e civili e che possieda quella lungimiranza in grado di garantire lo Stato di diritto e la laicità delle istituzioni, oltre al sacrosanto rispetto della Costituzione. L'identikit di costui, a dispetto di quanto vada blaterando ultimamente Marco Travaglio, risponde al nome di Emma Bonino.

L'Italia, come accennavo in precedenza, è piombata in una crisi identitaria che probabilmente non ha mai raggiunto un simile apice: le poche idee su come uscire dalla crisi sono confuse e frammentarie, il Paese è in balia dei più svariati populismi e il più becero nazionalismo si riaffaccia all'orizzonte.
Serve al più presto un radicale cambio di rotta, una guida che possa traghettare i futuri governi verso politiche più liberali e libertarie, offrendo al mondo un'immagine del nostro Paese più seria, concreta ed affidabile, affinché - tra l'altro - si possano ritrattare gli impegni economici presi con l'Europa (oggettivamente troppo svantaggiosi per il nostro Paese).
Nessuno, salvo essere un complottista della rete, un integralista religioso, un ateo devoto o un giornalista mistificatore e qualunquista, può mettere in dubbio che Emma Presidente della Repubblica possa essere quella manna dal cielo di cui il Paese ha tanto bisogno, in grado di essere il Presidente di tutti e di infondere linfa (davvero) nuova ad una nazione che sta sprofondando in un baratro senza fine. 
Emma è una fuoriclasse della politica (citando nientemeno che Bersani) e non può più essere lasciata in panchina; sarebbe - perdonate la metafora calcistica - come se una squadra, nella cui rosa ci fosse un Messi o un Maradona, preferisse tenerlo in tribuna o fargli fare da raccattapalle piuttosto che gettarlo nella mischia per avere maggiori possibilità di vincere i campionati. 

#EmmaForPresident #SperiamoCheSiaEmma #BoninoPresidente
C. D.G.